5 Ottobre 2022

Thomas Sankara, giustizia è fatta. Ergastolo per l’ex presidente Campaorè per l’omicidio del “Che Guevara africano”

Emessa la sentenza dopo sei mesi dall’inizio del processo. Sankara è stato ucciso nel 1987 da un colpo di Stato guidato proprio da Campaorè

110 testimoni, 11 persone condannate, 3 dovranno scontare l’ergastolo. Dalla morte di Sankara il Burkina Faso è stato costellato da colpi di stato.

Thomas Sankara è stato un rivoluzionario africano, presidente del Burkina Faso dal 4 agosto del 1983 al 15 ottobre del 1987, giorno in cui è stato ucciso assieme a dodici suoi collaboratori. Durante la sua presidenza decise, tra l’altro, di non pagare il debito coloniale, di eliminare i privilegi delle classi agiate e gli sprechi finanziari per contrastare la povertà, attraverso anche l’emancipazione femminile. Denunciò poi le guerre imperialiste e difese la Palestina e il Sahara Occidentale nel loro diritto all’autodeterminazione. Cambiò, inoltre, il nome del suo Paese da Alto Volta in Burkina Faso, la “Terra degli uomini onesti”, nella locale lingua Djoula. Le sue idee attirarono le antipatie del mondo occidentale e coloniale, che tramarono per rovesciarlo servendosi del suo vice, Blaise Compaorè, che partecipò all’omicidio di Sankara nonostante fossero molto amici. Campaorè rimase al potere per ben 27 anni, fino al 2014, anno in cui, dopo giorni di proteste, si dimise e scappò in Costa d’Avorio, dove ancora vive. 

Il Tribunale militare della capitale Ouagadougou, il 6 marzo lo ha condannato in contumacia all’ergastolo, confermando il pensiero dell’opinione pubblica burkinabé. Ergastolo anche per il responsabile della sicurezza dell’ex presidente, Hyacinthe Kafando, in fuga dal 2016, e per il generale Gilbert Diendéré. Altre undici persone sono state condannate con pene che vanno dai tre ai venti anni di reclusione, mentre tre imputati sono stati assolti. Il processo è stato sospeso più volte in questi sei mesi, in particolare in occasione del golpe del 24 gennaio, durante il quale il tenente colonnello Paul-Henri Sandaogo Damiba ha rovesciato il presidente Roch Marc Christian Kaboré, in una storia di colpi di stato che si ripete. L’Agenzia Dire ha intervistato il giornalista burkinabè Djakaridia Siribie, del quotidiano Sidwaya, uno dei più importanti del Paese.

“È interessante osservare che la procura militare aveva chiesto pene più brevi, al massimo di 30 anni di reclusione, sia per l’ex presidente che per il generale Gilbert Diendéré e Hyacinthe Kafando. In questi anni l’opinione pubblica aveva già condannato gli imputati, ritenendoli sicuramente colpevoli della morte di Sankara. Sarebbe stato veramente difficile assolvere l’ex capo dello Stato dopo tutto quello che si era detto nel Paese. Le pene sono davvero pesanti”. 

C’è da aspettarsi il ricorso in appello da parte dei legali di Blaise Compaorè, ma dopo 35 anni giustizia è stata fatta. Mariam Sankara, vedova di Thomas Sankara, ha commentato: “Con la sentenza di oggi il Burkina Faso dimostra di aver ascoltato la volontà del popolo. La sua rivoluzione resta nelle menti e nei cuori del nostro popolo e in quello di tutti gli africani”.