Pubblicato per la prima volta nel 1949, il romanzo di George Orwell è un grande classico della letteratura contemporanea. Così intenso che si lancia in una critica accesa a tutti i sistemi politici. Ecco perché merita di essere letto.
Potrebbe sembrare qualcosa di anacronistico, ma parlare del celebre romanzo di George Orwell è sempre una cosa buona e giusta. Con i tempi che corrono e con un mondo intero che sta virando sempre più verso una coscienza narcisista e poco incline al dialogo, e in un mondo che politicamente sta virando verso partiti di destra estrema che – pian piano – cancellano tutti (o quasi) diritti acquisiti, 1984 appare come un faro in questo mare agitato che si gonfia sempre di più. Pubblicato per la prima volta nel 1949, in Italia la prima edizione risale al 1950 ma, ancora oggi, è uno tra i romanzi più richiesti per la capacità di riflettere sulla società attuale e sul mondo politico che stiamo vivendo. Un libro che non “passa mai di moda” e che, nella sua immensità, ha attraversato il tempo senza mai perdere il suo appeal, diventando un faro per chi crede ancora nel vero senso della democrazia. Proprio quando la sua essenza è minata da una politica coercitiva e da un popolo (votante) assente, è giusto perdersi tra le pagine di 1984 e capire quanto sia importante non cancellare la Storia e quanto sia importante preservare il suo ricordo nella mente di tutti. George Orwell che, da sempre, per certi ambienti politici è sempre stata una personalità molto scomoda, con 1984 lascia un’eredità un saggio più che un libro di narrativa classica e discute sulle insidie della politica e sul significato della damnatio memoriae.
1984 e quel mondo popolato dal Grande Fratello
La storia è molto complessa, come è giusto che sia. E si nota molto chiaramente che è stata lavorata con un lessico ampolloso, di un vero scrittore che conosce molto bene le “prodezze” della sua lingua, tanto da giocare lui stesso con il lessico e creando una nuova terminologia. Fin da subito, il lettore viene travolto da un racconto forte e profondo in cui spicca il trentanovenne Winston Smith. Lui vive a Londra in un non ben identificato 1984 e in una società sconvolta da una guerra atomica e da una realtà coercitiva, popolata da un Grande Fratello che vede e controlla. Lui, come tutti, ha una vita vuota e spenta, devota alla fede del Partito e al suo lavoro. Winston, infatti, ha il compito di “correggere” i libri e gli articoli di giornale già pubblicati, modificandoli in modo da rendere riscontrabili e veritiere le previsioni fatte dal Partito. Un lavoro passivo, che svolge con la stessa monotonia tutti i giorni. Il protagonista, però, è una mina vagante. L’unico che, forse, in un mondo in cui non è permesso di esprimere il proprio pensiero, comincia a credere che il Partito nasconde qualcosa di losco e in cui tutti sono vittima di loro stessi.

Un totalitarismo che ricorda la Russia di Stalin e la Germania di Hitler
Di sicuro, 1984 è una tra le opere più celebri di George Orwell non solo perché l’autore ha scritto un romanzo di una bellezza straordinaria ma, più che altro, ha avuto la freschezza mentale di riflettere su temi scottanti e che tutti, politici compresi, hanno cercato di dimenticare e… cancellare al più presto. Il romanzo è costruito come un abile puzzle in cui niente è ciò che sembra. L’autore regala al lettore un’immagine vivida e sconsiderata di un mondo totalitario dominato da un Partito che ha impedito a tutti di ricordare e di sviluppare una propria coscienza. Winston è uno dei pochi che ha il coraggio e la forza di porsi delle domande, ma preso dalla paura di un regime così distopico, anche lui vacilla più volte. Orwell, con la sua fervida immaginazione, pennella un mondo dilaniato, in cui non esiste né gioia né dolore, mostrando tutte le conseguenze di una politica che non patteggia per il bene del popolo ma pensa solo al suo mero tornaconto, tanto da assoggettare il popolo stesso. Da qui si nota come Orwell abbia scritto il libro pensando a un mondo simile a quello pensato da Stalin e Hitler.
George Orwell, padre di tutte le distopie moderne
Oggi è un romanzo attualissimo. Più si va a fondo nella vicenda e più ci si rende conto come la storia riflette su tutti i meccanismi politici moderni (e del futuro), raccontato di un popolo che non vuole pensare veramente al bene degli altri ma solo a quello di se stesso e dove si respira un puro egoismo. Orwell per questo ha vinto a mani basse e ha regalato al mondo intero una storia di rara bellezza, disturbante ma necessaria. Lui, più di tutti, ha capito come una distopia può essere il modo giusto per mostrare le insidie di una politica poco incline al dialogo e al rispetto della democrazia.












