Tra grossi tagli ai finanziamenti federali per la ricerca e numerosi licenziamenti operati nelle agenzie scientifiche statunitensi, il bilancio dei primi 30 giorni del presidente Usa Donald Trump è molto pesante per la scienza. A tracciarlo è la rivista Nature sul suo sito, che sottolinea soprattutto il ritmo incalzante e senza precedenti dei provvedimenti.
Le azioni di Trump fanno parte di uno sforzo più ampio per ridurre radicalmente la spesa pubblica e ridimensionare la forza lavoro. Questo riallineamento delle priorità degli Stati Uniti, secondo molti ricercatori, potrebbe influenzare profondamente la scienza e la società per i prossimi decenni.
Il meccanismo si è messo in moto già dopo poche ore dall’insediamento del nuovo Presidente, lo scorso 20 gennaio, con la firma di decine di ordini esecutivi. Tra le misure più controverse, vi sono i tagli ai finanziamenti del National Institutes of Health (NIH) , che hanno sollevato un’ondata di proteste nella comunità scientifica. Questi tagli minacciano di compromettere decenni di ricerca e di rallentare il progresso scientifico in settori cruciali come la lotta contro il cancro e le malattie croniche.
Inoltre, la sospensione dei finanziamenti federali ha portato a licenziamenti di massa nelle agenzie scientifiche, creando un clima di incertezza e preoccupazione tra i ricercatori. La decisione di Trump di ritirare gli Stati Uniti dall’accordo di Parigi sul clima e di terminare l’adesione all’Organizzazione Mondiale della Sanità ha ulteriormente aggravato la situazione.
La comunità scientifica teme che queste azioni possano avere effetti duraturi e negativi sulla capacità degli Stati Uniti di mantenere la loro posizione di leader mondiale nella ricerca scientifica e nell’innovazione. Mentre alcuni ricercatori sperano che i tribunali possano intervenire per bloccare alcune delle misure più drastiche, il futuro della scienza americana rimane incerto sotto l’amministrazione Trump.












